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CELOMMI Pasquale
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L’ultimo  (…almeno per ora) della dinastia dei Celommi è Riccardo che nasce nel 1967.

Fin da piccolo, entrando nello studio del padre Luigi, cercava di captare i segreti della pittura, anche se il suo sguardo disattento – con il quale suo padre lo ha più volte ritratto - pareva estraniarlo dal mondo circostante.




BURRASCA
Finita la scuola media inferiore, si iscrive al liceo classico; ma non riesce a concepire altri studi se non quelli artistici, tanto che lascia il liceo classico e si iscrive a quello artistico.

Qui immediatamente riesce ad attirare, con i suoi disegni ed i suoi modellati, l’attenzione dei docenti.



Conseguita la maturità, inizia la sua avventura artistica.

Viaggia molto recandosi, tra l’altro, in Francia (Parigi), in Grecia (Atene), in Spagna (Madrid e Barcellona).

Visita le maggiori gallerie e musei e viene attratto, prima all’arte classica greca, poi dalla pittura metafisica di Dalì che lascia in lui tracce indelebili.



I suoi primi dipinti sono quelli che raccolgono alcuni semi dalla pittura iper realista, con paesaggi ed immancabili marine (burrasca, estate, campagna) ed altri che, in un certo senso, si ispirano all’arte classica greca (Bacco, il principe) ed i suoi numerosi nudi femminili (profilo, lussuria, nudo).

Poi il suo mondo comincia a popolarsi di strani personaggi, di una umanità alla ricerca del proprio io che si muove in una realtà fuori da ogni logica: a volte in mondo incantato, a volte in uno scenario orrido

generando, così,  una visione onirica della vita. (In tale periodo nascono: entropia, concerto di religioni, enigma, la paura genera mostri).


La tavolozza è piena di colori che si rincorrono e si superano; il segno e la pennellata sono meticolosi e nello stesso tempo irrequieti.

Di natura incostante, a lunghi periodi di intenso lavoro intervalla altrettante lunghe pause che però lo rigenerano e ricaricano.

Dopo una di queste, inizia l’attuale periodo pittorico.



Gettata l’iride dei colori ed i suoi dipinti assumono un’atmosfera diversa. Anche se più corpose, e colme di eros, le sue inquietanti figure ricordano un po’ quelle filiformi di Giacometti. I colori assumono prima l’aspetto del bianco e del nero e poi, del bleu e dell’arancio.






Le sue opere si rivestono di un`atmosfera austera e sensuale, e pur rimanendo prive del turbillon e del rincorrersi  delle varie situazioni, restano popolate dai medesimi personaggi, quasi pirandelliani.( “uno”, “due”; “tre”,  la grande madre, Irak 1, Irak2, Irak 3, il sentiero).






 
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