Pasquale Celommi è da considerarsi uno dei più autorevoli esponenti del verismo abruzzese.Fin dagli esordi,escludendo forse la parentesi accademica, l'interesse primario del pittore è infatti la raffigurazione della realtà, a cui si dedica con una sensibilità che fa anche delle opere giovanili non semplici immagini verosimili bensì narrazione esaustiva del quotidiano.
I soggetti riguarda- per lo più la campa- gna:giovani contadi- nelle e pastori affol- lano gran parte della sua produzione,come d'altronde si ripetono in tutta la tradizione verista. Il disegno è nitido ed accurato, prova di una capacità tecnica consolidata, acquisita anche dal maestro d'accademia Antonio Ciseri.
Rispetto alle opere della maturità si deve rilevare che i colori sono più opachi e non vi è sfumatura nel passaggio da uno all'altro.
Dal 1888 - anno della mostra operaia di Teramo, in cui l'artista presenta, tra le altre tele, L'Operaio Politico - la pittura di Celommi si arricchisce di una ancor maggiore espressività dei personaggi, di cui si fa più vasta la gamma e tra cui fanno il loro ingresso operai, pescivendole e ciabattini. L'odierna critica, sia per la scelta dei soggetti che per la più evidente evidente 'indagine psicologica', è portata a paragonare le tele di questo periodo a quelle di Teofilo Patini, annoverandole nel cosiddetto 'verismo sociale' (di cui maggior esempio, si ricorda, è L'Erede, che Patini dipinge nel 1883).Tale accosta-mento non è certo fuori luogo, ma bisogna tener presente che i quadri del rosetano ricercano un impatto emotivo più equilibrato; in altre parole non tendono a turbare lo spettatore, intenzione evidente, ad esempio, in opere di Patini quali Bestie da soma.
Celommi infatti non utilizza immagini particolarmente forti di degrado o povertà, nè tantomeno scene 'simbolo' a cui accostare titoli esplicativi di una personale visione sociale sconfortata (e sconfortante), ma al contrario, quando si trova a dipingere scene di vita difficile e piena di stenti, ne sembra sottolineare la dignità più che la disperazione.
La tecnica di disegno di Celommi (che nel corso degli anni dimostra una sempre maggiore padronanza e consapevolezza dell'effetto luministico) è invariata nella decisione dei contorni e nella ricerca di verosimiglianza fin nei particolari. Si nota anzi una presenza costante di 'artefici' finalizzati a rendere più forte la sensazione realistica; da cui consegue anche il ripetersi di alcuni personaggi - come le lavandaie per potere utilizzare l'effetto del bagnato - ed anche la preferenza accordata alle scene all'aperto (molto più rari si fanno di conseguenza nel corso del tempo gli sfondi monocromi per lasciare sempre più spesso spazio a prati, campi coltivati ed altro) che consentono all'artista di 'riportare sulla tela' la luce naturale.
Il '900 è l'epoca delle marine, la parte più nota e probabilmente più apprezzata della produzione di Pasquale Celommi.
In queste (da intendersi come tele dedicate alla vita di riviera e non come pittura di paesag- gio) il pittore esprime al meglio il suo gusto per le prospettive azzardate e per la resa della luminosità. Infatti è nelle mari- ne che il rosetano, in linea con il gusto dell'epoca, si adopera per rendere pienamente le dive diverse ore del giorno (ed ecco che la gran parte delle
tele di questi anni sono albe o tramonti sul mare) e, senza rinunciare alla sua propensione a fare dell'uomo il protagonista dell'opera, descrive perfetta- mente l'ambiente naturale. Limite di questo periodo (spesso sottolineato anche dai critici dell'epoca) è la ripetitività con cui il pittore, per richiesta dei galleristi, si dedica a questo genere di tele, di cui un pur esiguo numero si dimostra essere privo di vera ispirazione, ma, appunto, "copia" di opere già realizzate. Ciò non toglie qualità all'insieme, poichè ogni marina dimostra accuratezza e stile.
Seppure il panorama italiano del verismo annovera numerossimi autori di alta qualità in cui, possiamo dire, Celommi diventa "uno tra i tanti", di sicuro per quanto riguarda in particolare le marine il rosetano acquista un posto di maggior rilievo, per la delicatezza e la luminosità di tali opere, ma non solo: queste di fatto dimostrano una capacità tecnica assimilabile ai migliori esempi nazionali.
Si pensi ad esempio alla scelta prospettica che Celommi fa nella maggior parte di tali opere, in cui il mare è visto da un angolo di spiaggia e non frontalmente, o anche all'accuratezza e alla veridicità con cui crea i riflessi e le sfumature del bagnasciuga. Ma soprattutto si deve ribadire che i risultati che egli ha ottenuto nella resa del fattore luministico lo rendono meritevolmente paragonabile alla scuola napoletana.
Se è vero inoltre che, nel genio e nella sperimenta- zione artisti quali Michetti, Patini e Palizzi sono difficil- mente eguagliabili nel con- testo abruzzese,è altret- tanto vero che diversi nomi della pittura regionale del tempo si sono dimo-strati ai margini del discor- so nazionale, ancorati ad un "tradizionalismo artisti- co" che sarebbe stato abbandonato di lì a poco anche nelle accademie più rigide. Così la validità delle opere di Celommi non è daconsiderarsi ovvia conseguenza di un contes- to artistico ampio, bensì il merito di un autore tra i più capaci della regione.
Pasquale Celommi può ragionevolmente essere considerato un artista capace e, di sicuro, a passo con i tempi. Questo, nel complesso, può dirsi per tutta la sua produzione. Le marine infatti gli valgono a pieno diritto il nome di "pittore della luce", ma altrettanto importanti sono opere quali La pesciven-dola o Il ciabattino (senza dubbio il suo capolavoro) che nel più ampio patrimonio verista sono esempio di originalità, di capacità prospettica e superano pienamente il limite chiaroscurale, lasciando prevedere l'evoluzione posteriore della luce dei quadri di Celommi< Lo stile, o maniera, del Celommi è suo proprio, imitatore di nessuno: puro nel disegno, semplice nelle linee, vero attraente e grandioso nell'effetto che produce il colorito dal pennello facile scorrevole e geniale. >
da: R. Pagliaccetti, Cose d'arte, in "Corriere Abruzzese", anno XXV, n.27, Teramo 5 aprile 1899.
<Pasquale Celommi differisce nettamente dagli altri pittori perchè la sua arte non è solo la riflessione della sua anima, ma è anche la bellezza del nostro mare e la caratteristica dei costumi e della vita delle nostre genti d'Abruzzo>
da: R. D'Ilario, Artisti d'Abruzzo: P. Celommi, in "Il Risorgimento d'Abruzzo e Molise", Roma 1926
< I più affermano che l'arte del Celommi era fotografica, altri dicono che negli ultimi tempi il maestro si ripeteva nei soggetti, altri ancora hanno cercato il pelo nell'uovo ed hanno esclamato - ad esempio - frasi come queste: "E' possibile che sul deschetto del ciabattino ci sia una cipolla e non il pane?" (...) Su quali motivi si fonda la critica? Il Celommi aveva una tecnica sua propria - la uniformità nella distribuzione del colore - tecnica che gli permetteva di riprodurre con una ineguagliabile arte i particolari del particolare delle scene che ci mostrava nei suoi quadri. E' questo indubbiamente ciò che ha dato luogo all'ingiusto apprezzamento. (...) Concluderò: la maggior riproduzione del Celommi è data dalle "marine", a cui dedicò intieramente gli ultimi anni della sua vita. (...) Qualcuno ha obiettato: perchè il maestro negli ultimi anni si ripeteva, specie nelle "marine"? Non è difficile rispondere: potevano essere condizioni speciali di spirito dell'artista come potevano essere contingenze di vita che lo costringevano ad una maggiore produzione; ma ciò non toglie che Celommi fosse artista di vaglia.>
da: R. D'Ilario, Ricordi di un pittore, la vita e l'opera di Pasquale Celommi, in " Il Giornale d'Abruzzo", 17 luglio 1932.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
AA.VV. , Mostra Antologica dei pittori della luce: P.R.L. Celommi, Roseto degli Abruzzi 1980.