Figlio d’arte, i suoi progenitori sono il nonno Pasquale ed il padre Raffaello, noti in campo internazionale, inizia a vivere le sue esperienze artistiche presso lo studio paterno, ove apprende il “mestiere".
Quando, da ragazzo, ha cominciato a dipingere si è visto affidare un compito gravoso, un compito d`arte s`intende, che stava a metà strada fra necessità doverosa di assicurare una continuità alla tradizione familiare ed un legittimo desiderio di accondiscendere alla fase evolutiva della sua personalità artistica. In un`epoca come la nostra in cui nel mondo dell`arte si è costantemente alla ricerca di una collocazione " avanguardistica" capace di evidenziare etichette originali fecondate da mode evanescenti, un pittore come Luigi Celommi, che rifugge con decisione dalle intricate limitazioni di scuole e correnti, convalida l`interezza della sua opera. Il suo figurativismo estremamente sobrio e lineare, tutt`altro che statico ed uniforme , costituisce la risultante di uno sforzo che comprende una elaborazione fatta di studio, di riflessioni ed infine di espressione viva e schietta.
Sul piano della coerenza e della onestà di intenti, il pittore rosetano, il terzo anello della " catena artistica" proiettato nell`attualità pittorica, riesce ad evidenziare un impegno di tipo umano caratterizzato da una passione che ha
le sue profonde radici in una tradizione artistica di famiglia, qualcosa che però lo ha spinto a cercare con caparbia tenacia un`autonomia cromatica, una individualità creativa ed una tradizione stilistica raggiunte affrontando la figurazione con le sue precise e circostanziate esperienze pittoriche.
Una notevole libertà espressiva accompagnata da una solida preparazione, gli permette di risultare assai convincente sul piano della trasmissione dell`immagine e di tutto ciò che essa comporta come patrimonio di valori umani e come specifico impegno espressivo.L`emozione diventa per lui uno stimolo che lo riporta a riconoscere pittoricmente ciò che vi è di valido sotto il profilo poetico in ogni soggetto.
Superato il dualismo tradizione - evoluzione, che però non è stato per lui mai motivo di contrasto in quanto ha condotto ad una linea risolutiva determinata dal forte temperamento dell`artista, sceglie la via della coerenza senza " buttare alle ortiche" la tradizione del passato, ma proseguendo per la sua strada con temi sempre nuovi legati ad un figurativismo vivo e palpitante.
Come suo padre Raffaello, si è tenuto lontano dalle mostre, almeno nel suo primo periodo di attività , ma poi ha "ceduto" , sollecitato da amici ed estimatori. Una sua mostra personale tenuta alla galleria d`arte "Il Riccio" di Venezia ha avuto l`effetto di una tappa importante nella sua carriera artistica, qualcosa che l`ha posto di fronte ad una prova di lavoro onerosa ed intensa, ma che è servita a confermare la sua fermezza di carattere, la sua impostazione strutturale e la sua concezione artistica che si avvalgono di robusti supporti legati ad una grande preparazione di fondo.
«La rappresentazione della natura umana non è in Luigi Celommi un fatto singolo, ma diviene una figurazione vera in quanto il suo dire si snoda attraverso i suoi dipinti in una sorta di discorso mediato. I suoi lavori sono una continua costante ricerca che indaga nell’approfondimento e nella tentata soluzione di un interrogativo che non conosce ancora una risposta definitiva. I nudi, vigorosi e teneri che siano, non suscitano afrore o sensualità, forse perché immaginati e resi in un rigore morale che diventa di per se stesso ragione di critica.
Colpi di pennello non mai irruenti, bensì meditati, composizioni di forza che lo portano alla sintesi ed alla evidenza, trascurando ove gli sembra necessario, la resa del particolare. Sono i silenzi che rimangono gli abbandoni. Sono i silenzi che fondano le figure in un mondo loro. Tutto trascende, proprio per la concezione che l’artista ha, lo stesso momento in cui e gesti e persone e ricordi sono stati colti. Realtà è, infatti per Celommi non soltanto quella del momento, bensì degli intimi e non transeunti valori. Egli non scende a compromessi: sembra infatti dirci: accettatemi coi miei meriti e i miei difetti, ma riconoscetemi la sincerità assoluta e la continua ricerca della bellezza femminile. »
Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche : Camera di Commercio di Teramo, Raccolta d’arte del Comune di Roseto degli Abruzzi, Ass. Piccoli Industriali di Teramo) che private, sia in Italia, che all’estero (U.S.A. - Chicago e Philadephia).
Ha partecipato, inoltre a numerose collettive (ultima delle quali la significativa "Rassegna d’arte contemporanea abruzzese" tenutasi nel 2000 a Palazzo Pardi di Colonnella ), riscuotendo, ovunque, consenso unanime di critica e pubblico.
Hanno scritto di lui:
Braccili, Canfora, Centola, Di Marco, Di Vincenzo, Di Rado, Giannini, Musini, Pupino, Procopio, Satolli, Sgattoni, Sperandii, Tentarelli e molti altri (“Il Piccolo”, “Il Cittadino”, “Il Corriere Adriatico”, “Il Corriere Veneto”.”Il Messaggero” “L’Ordine”, “Il Resto del Carlino”,
“Il Tempo”. “Il Momento Sera”, “Vario”, “Il Centro”, “Il Giornale del Mezzogiorno”, L’araldo Abruzzese, “Il Monitore” ecc.). Hanno parlato più volte di lui Rai 3 regionale, giornali radio e numerose emittenti locali..
Opere riportate su Bolaffi (“catalogo” e “dizionario artisti italiani XX secolo”),“Comed” (annuario) “Il quadrato” (“quotazioni ed enciclopedia del 900), Abruzzo nel 900, Falleroni Arte, Pubblicazioni su numerosissime riviste (“Il Monitore”, “Vario”, “Artisti abruzzesi dal medioevo ad oggi” ecc.) Scritti su di lui sono presenti presso la Biblioteca dell’Università di Chieti (sede di Pescara), Biblioteca Provinciale di Teramo, ecc.
Vive e lavora a Roseto degli Abruzzi, ove ha il suo studio in una mansarda in via G. Braga.